N SICILIA CALO DEL 4.1% DELLE NASCITE, COLPA DELLA CRISI O DELLA MALASANITÀ?

 

Dati ufficiali dall’Istat, il calo delle nascite dal 1 Gennaio 2017 in Sicilia è del 4.1% una decrescita di almeno 28 unità rispetto il 2016. Sebbene la Sicilia sia la quarta regione per numero di abitanti è anche una delle più colpite da questo calo, analizziamo però le cause di questo fenomeno.

Malasanità o Crisi economica?

La risposta è, entrambe. Questo fenomeno che sta colpendo la Sicilia è causato sicuramente in gran parte dalla crisi economica quindi dalla difficoltà di trovare un lavoro stabile per garantire al bambino una buona salute, una buona istruzione ed un futuro con delle certezze.

Ma un’altra causa è di certo la paura delle malattie che circolano, una di queste è sicuramente la meningite che preoccupa molto, ciò si lega alla sanità siciliana che viene definita “distratta”, si ha paura di dare il destino di una persona nelle mani di chi non ci si fida più.

Dure critiche, tante preoccupazioni: ad aggiungersi ad un calo demografico è anche il forte invecchiamento di cui soffre la regione. Infatti, l’età media della Sicilia si è alzata e la soglia di mortalità è andata oltre gli 85 anni. Si procrea di meno, si vive di più. Nel quadriennio 2013-2016 soltanto nel 2014 si è assistito ad un aumento delle nascite, poi un drastico calo nel 2016 (da circa 43mila a circa 41mila) ed un’ulteriore decrescita quest’anno. Quali le soluzioni a questo problema?

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CALABRIA E CAMPANIA: RISCHIO ELEVATO DI CURE TARDIVE O SBAGLIATE

Rischio clinico in Campania e in Calabria, tra le peggiori in Italia per rischio di cure non tempestive e poco corrette, infatti sono le più rischiose per morte da Malasanità.

I numeri non mentono, circa l’81% dei casi di Malasanità si concludono con il decesso, il dato è confermato Commissione Parlamentare d’Inchiesta sugli errori in campo sanitario che nel quinquennio 2009-2012 ha registrato 570 denunce per malasanità, di cui 117 in Sicilia, 107 in Calabria, 37 in Campania, 36 in Puglia ed Emilia-Romagna.

“La Campania in particolare” si legge nel rapporto “è una delle regioni che è più a rischio di tutte: tagli al personale, posti letto carenti, chiusura di ospedali e l’utilizzo di sedie a rotelle in mancanza delle barelle”.

Addirittura il 41.7% degli Italiani rinuncia a curarsi per liste d’attesa troppo lunghe.

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I NUMERI DELLA MALASANITÀ IN ITALIA

 

Sono 570 le denunce per malasanità in un lasso di tempo pari a 4 anni, questi i dati emersi dalla relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari presentata a Roma alla Camera dei Deputati. Tra quelle 570 denunce ben 400 sono relative a casi che hanno comportato la morte del paziente per errore del personale medico e sanitario causato da disfunzioni e carenze strutturali.

E’ importante precisare che gli episodi di malasanità non sempre hanno a che fare con l’errore diretto dell’operatore: spesso questi episodi derivano da disservizi, carenze, strutture inadeguate e lunghe attese al pronto soccorso, ciò però non cambia la gravità della situazione e la possibilità di essere giustamente risarciti.

I 570 casi di errori possono essere divisi cosi per regione (fonte ANSA):

  • PIEMONTE: 24 casi di cui 18 con decesso del paziente
  • VALLE D’AOSTA: 0 casi
  • LIGURIA: 22 casi e 14 decessi
  • LOMBARDIA: 34 casi e 13 decessi
  • TRENTINO ALTO ADIGE: 1 caso e 1 decesso
  • VENETO: 29 casi e 16 decessi
  • FRIULI VENEZIA GIULIA: 3 casi e 2 decessi
  • EMILIA ROMAGNA: 36 casi e 28 decessi
  • TOSCANA: 34 casi e 22 decessi
  • UMBRIA: 7 casi e 3 decessi
  • MARCHE: 4 casi e 1 decesso
  • LAZIO: 63 casi e 42 decessi
  • ABRUZZO: 8 casi e 8 decessi
  • MOLISE: 2 casi e 1 decesso
  • CAMPANIA: 37 casi e 30 decessi
  • BASILICATA: 4 casi e 3 decessi
  • PUGLIA: 36 casi e 25 decessi
  • CALABRIA: 107 casi e 87 decessi
  • SICILIA: 117 casi e 84 decessi
  • SARDEGNA: 2 casi e 2 decessi

 

Inoltre, su 104 episodi di “malpractice” avvenuta al momento della nascita, la metà è concentrata tra Sicilia e Calabria, seguite da Campania e Puglia. Proprio nel Mezzogiorno, sottolinea la Commissione, si concentra un più alto numero di punti nascita di piccole dimensioni e con pochissimi parti e si concentrano anche le percentuali maggiori di tagli cesarei.

Altri presunti errori sono collegati alla rete di emergenza-urgenza: persone visitate al pronto soccorso e poi mandate con leggerezza a casa, ma decedute poco dopo, pazienti morti dopo aver atteso per ore di esser visitati, ambulanze prive di defibrillatori.

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CASO SOSPETTO, MALASANITÀ ?

 

Ex benzinaio e attivista del Movimento 5 Stelle a Scafati (SA) ha perso la vita dopo che la famiglia aveva chiamato l’ambulanza per dei presunti malori.

L’ambulanza non lo porta in ospedale e lo rassicura sulle condizioni fisiche ma dopo circa un’ora muore per un attacco cardiaco, infatti l’attivista grillino aveva un problema al cuore e per questo dopo che ha iniziato a sentirsi male ha subito contattato il 118.

I paramedici non hanno voluto portarlo via ed è morto dopo un’ora, è stato poi inutile il tentativo di rianimazione da parte del cardiologo di fiducia. La famiglia ha sporto denuncia e la salma è sotto sequestro in attesa dall’autopsia. Malasanità?

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VI È MAI CAPITATO DI ESSERE STATI SOTTOPOSTI INUTILMENTE AD UN INTERVENTO CHIRURGICO?

Questo è il caso sottoposto e deciso dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 12597/17, depositata il 19 maggio.

La Corte di legittimità sorprendentemente ribalta in favore del ricoverato la decisione adottata nei suoi confronti sia dal Tribunale di Avellino sia dalla Corte di Appello di Napoli, i quali gli avevano negato il diritto al risarcimento del danno ritenendo l’intervento, seppur inutile, comunque ben eseguito.

La Corte di Cassazione non è d’accordo! Così, a parere della stessa il paziente ha diritto al risarcimento del danno non patrimoniale sia perché l’intervento chirurgico, seppur eseguito a regola d’arte, lo ha illegittimamente sottoposto ad una sofferenza ingiustificata durante le fasi preparatorie, di esecuzione e postoperatorie dell’intervento sia per la sofferenza ricollegabile alla percezione della inutilità dell’intervento.

Se sei stato anche Tu vittima di un intervento chirurgico ben eseguito ma inutile, Malasanità&Risarcimento è dalla Tua parte!

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MALASANITÀ: PAZIENTI OPERATI ALL’ARTO O ALL’ORGANO SBAGLIATO

 

Ogni anno in Italia si contano circa 80 operazioni su organi o arti sbagliati, errori che potrebbero essere evitati con l’utilizzo di un semplice pennarello nero che segnerebbe la zona da operare, anche nell’era della tecnologia a volte basta molto poco.

Secondo le ricerche internazionali, capitano più o meno una volta ogni 100mila interventi. In Italia significa appunto almeno 80 pazienti l’anno operati nel posto sbagliato, uno ogni quattro giorni.

Lo sanno bene all’ospedale di Lucca dove un urologo ha asportato a un paziente il rene sano e lasciato intatto quello malato di cancro. Gli errori chirurgici rappresentano circa un terzo di quelli che avvengono negli ospedali. Secondo una ricerca condotta in alcune delle più grandi strutture italiane qualche anno fa, ma i cui risultati sono ritenuti ancora validi, danneggerebbero circa 150mila dei 4 milioni sottoposti a intervento.

La cultura della segnalazione dell’errore non è ancora sviluppata nel nostro Paese. E infatti dal 2005 al 2012 sono stati comunicati al ministero soltanto 1.900 eventi sentinella, tra i quali gli errori di lato sono appena 26. Del resto ci sono Regioni che non inviano i dati degli errori in corsia.

E tu cosa ne pensi? Lascia un commento qui sotto, ci farebbe piacere conoscere la tua opinione!

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A presto!

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IL MEDICO NON HA COLPE, MA L’INTERVENTO HA SERIE COMPLICAZIONI INVALIDANTI: IL PAZIENTE VA RISARCITO!

 

È quanto stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione (terza sezione civile, sentenza n. 2177/2016) laddove il paziente non risulta essere stato adeguatamente informato sui rischi possibili e sulle complicazioni prevedibili dell’intervento.

Il caso riguarda una paziente operata ad entrambi gli occhi che a distanza di qualche tempo perdeva i due terzi della vista. Richiedeva quindi il risarcimento del danno subito lamentando di non aver ricevuto adeguata informativa sui rischi e complicanze sostenendo che se avesse saputo, non si sarebbe sottoesposta all’intervento.

La corte di appello respingeva la richiesta sostenendo – erratamente – come la consegna dell’opuscolo informativo ed il rimando del medico a quanto in esso contenuto, doveva essere ritenuto sufficiente al fine di assolvere gli obblighi informativi tali da ottenere un consenso consapevole e informato.

Con la sentenza in epigrafe, la Suprema Corte di Cassazione, rammentando le modalità ed ai caratteri del consenso alla prestazione medica, che, anzitutto, deve essere personale, specifico ed esplicito, nonché reale ed effettivo oltre che pienamente consapevole. La Suprema Corte ha altresì puntualizzato come la sottoscrizione di un modello del tutto generico (da cui non sia possibile desumere con certezza che il paziente medesimo abbia ottenuto in modo esaustivo adeguate informazioni), non adempie all’obbligo di fornire un valido ed esaustivo consenso informato.

Scarica qui la Sentenza: Cass., III sez. civ., sent. 2177-2016

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Responsabilità medica e attività d’equipe: l’Avvocato risponde

Se più sanitari si occupano di un paziente, con compiti  e mansioni diverse, chi è responsabile di eventuali errori, dei danni e, alla peggio, della morte del soggetto in cura?

La Suprema Corte risponde a questa domanda attraverso la pronuncia della sentenza n. 20125/2016, attraverso la quale si esprime su un caso di responsabilità penale per un reato di omicio colposo medico. La causa della morte del paziente, infatti, sarebbe stata imputabile all’imperizia di un medico, in concorso con altri sanitari.

Responsabilità medica e attività d’equipe: come si stabilisce il responsabile?

Quando il personale medico lavora di concerto, quindi in regime di equipe, in capo a ciascuno dei soggetti sono poste delle responsabilità. Se un paziente viene danneggiato, tutti i componenti dell’equipe di lavoro rispondono dell’illecito, non solo per non aver osservato le regole di diligenza, prudenza e perizia delle rispettive mansioni, ma anche perché ogni singolo professionista ha il compito di valutare l’operato del proprio collega, sia contestuale che precedente, verificando che corrisponda agli standard di cura e trattamento.

Perché la responsabilità viene così ripartita? Perché, aldilà delle differenti specializzazioni e discipline, lo scopo ultimo dell’equipe medica è uno solo: curare adeguatamente il paziente.

Quando si parla di cooperazione colposa?

Il concorso di colpa nel reato colposo è legato al concetto di cooperazione colposa, che si verifica quando il soggetto coinvolto è conscio della partecipazione di altri nell’attività, indipendentemente dall’effettiva conoscenza delle persone e delle loro condotte. Semplicemnte, la cooperazione colposa si verifica quando un medico sa che una determinata attività sanitaria sarà svolta, oltre che da lui medesimo, anche da altri professionisti.

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Pillole anticoncezionali a base di Drosperinone: rischi nell’assunzione

Negli ultimi anni, nonostante il numero importante di prescrizioni e somministrazioni, le pillole anticoncezionali a base di Drosperinone sono state commercializzate grandemente e somministrate alle pazienti.

Vediamo insieme perché esistono dei rischi seri nell’assunzione di farmaci a base di Drospirenone, e perché prima dell’assunzione è bene consultarsi con un medico di base o una ginecologa.

Pillole anticoncezionali a base di Drosperinone: rischi nell'assunzione

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